Risparmiare è per alcuni all’ordine del giorno; per altri è un’azione periodica arbitrata da una disponibilità economica nel presente più o meno apprezzabile. Non è estranea ad alcuno l’importanza di un controllo ottimale sulle proprie finanze che esige, in ogni caso, il dispendio di parte del proprio tempo libero. Un costo sostenuto con sacrificio anche perché, per molte famiglie, il risparmio è una vera e propria esigenza di cui qualsiasi individuo al suo interno è costretto a farsi carico. In ambiente condominiale, è assolutamente legittimo individuare nel proprio amministratore la figura professionalmente tenuta a considerare tutte le opzioni disponibili al fine di far riscontrare un risparmio nelle spese sostenute dal condominio stesso. La realtà italiana appare, sulla questione, curiosamente sfaccettata: infatti, laddove vengono avanzate proposte pertinenti, sia dall’amministratore sia da alcuni condòmini, seguono bocciature da parte della maggioranza assembleare, per lo più derivanti da timori nei confronti dell’utilizzo di nuove tecnologie o procedure. Secondo caso, ma non per importanza, è quello dove, indipendentemente dalle possibilità oggigiorno in uso, a fronte di una partecipazione scarsa alla vita condominiale, non si instaura neanche una discussione in merito.

Una delle remore più diffuse, che fa ancora discutere non poche assemblee condominiali è verso l’utilizzo della posta elettronica certificata (p.e.c.) per le comunicazioni ufficiali amministratore- condòmino e viceversa. La cara, vecchia raccomandata ha scandito per anni il tempo che passava meglio del calendario: ogni qualvolta che il postino faceva capolino e vi chiedeva di firmare sul suo brogliaccio, sapevate che era giunta l’ora dell’assemblea annuale (o di firmare la delega). La rabbia era dunque più incentrata verso l’idea di non riuscire ad evitare quelle ore di confusione o la vicina fissata con l’aspirapolvere alle otto del mattino ogni domenica che verso il costo delle raccomandate associato.

Paradossalmente, è una situazione che permane nonostante il ragionevole interesse ad un corretto utilizzo dei fondi condominiali. L’utilizzo della p.e.c. permette un risparmio concreto in termini assoluti; eppure, l’approccio predominante constatato durante le assemblee è quello di una spaventata maggioranza. Si sottovalutano spazio non occupato e costi irrisori, articolando la convinta opposizione con aspetti prevalentemente legati all’utilizzo, come anche il costo d’attivazione e di rinnovo annuale della casella o il doverla consultare spesso per non perdere alcuna comunicazione importante. Ma le offerte parlano chiaro, il prezzo dell’attivazione parte dai cinque euro annui più iva e varia a causa di aggiunte che, tuttavia, per un uso esclusivamente “condominiale”, non sarebbero assolutamente necessarie. Smontata la bufala della spesa insostenibile, si intravede la verità di fondo: scarseggiano voglia ed interesse a ridurre uno spreco di fondi condominiali da parte di un numero elevato di assemblee.

Nella realtà di tutti i giorni risparmiare comporta sacrifici ed ognuno consulta la propria casella di posta elettronica, seppur non quotidianamente, almeno settimanalmente.

Il sacrificio di controllare un account in più deriva da un dispendio di tempo comunque minore di quello impiegato solitamente, ad esempio, nella ricerca di offerte vantaggiose per un bene o un servizio. Nel concreto, anche la scusa della poca dimestichezza con la rete ha per lo più perso veridicità, mentre permane come motivazione valida per un condòmino anziano o per una famiglia che non possiede un computer.

Per migliorare molti resoconti, sarebbe dunque più produttivo concordare soluzioni su misura che coprano le particolari esigenze ed incentivino al contempo il risparmio; eppure, spesso, la suddetta maggioranza non è persuasa da questo discorso, pur se è ormai evidente l’intento di scoraggiare sempre più l’uso della carta, fino all’abbandono, persino nella pubblica amministrazione. È un processo già avviato, seppur con difficoltà e lentezza. C’è da chiedersi, al dunque, se non si voglia mantenere la gestione condominiale alla vecchia maniera in nome del proprio animo vintage prendendo a pretesto circostanze facilmente arginabili.

(da “Il Condominio 3.0” – ‘Condominio 24, Gruppo il Sole 24 Ore’.)